Fotografare con intelligenza emotiva

Manifesto per una fotografia maieutica

La fotografia come strumento introspettivo

In un giorno di luglio del 2021 ho preso coscienza che in uno scatto viene racchiuso un Universo, e che il mio approccio alla fotografia è sempre stato diverso da quello di qualunque altro fotografo.

Ho sempre considerato la fotografia come una forma d’arte con grandi potenzialità.
In particolare l’ho sempre affrontata con introspezione. Il rapporto con l’ambiente circostante, lo studiare le ambientazioni, il “sentire” quello che si fotografa, è un’attività meditativa che porta a entrare in contatto con la parte più profonda di sè.
Scattare una foto non è soltanto un semplice click.

Dentro uno scatto vengono racchiuse moltissime storie, in un flusso emotivo circolare, tra ciò che abbiamo dentro e gli influssi esterni. In una foto viene impressa la storia di chi la fa, l’interpretazione di chi la guarda, e si aumenta di complessità se vi è anche un soggetto fotografato. A quel punto le storie che si incrociano sono quella del fotografo, quella del soggetto, quella che il fotografo legge nel soggetto, e la successiva interpretazione che ne viene data dal soggetto fotografato.

Ecco che lo scatto non è un punto di arrivo, ma un momento di grande potenzialità per un percorso di consapevolezza e trasformazione, in quanto la sessione fotografica diventa un momento maieutico e catartico.

E da qui il nome che ho voluto assegnargli: soulography (crasi tra soul e photography).